Origami di cartone: ecco a voi il tecno-artigiano di “Papermood”!

Un altro felice esempio di quando un hobby e una passione si trasformano nel lavoro da sempre desiderato! L’intervista di oggi la dedichiamo a Davide Negri (38), architetto-designer dalla provincia di Varese che crea i suoi prodotti utilizzando principalmente cartone alveolare ignifugo, un materiale totalmente riciclabile e quindi  rispettoso per l’ambiente. La particolarità delle sue creazioni sta nel fatto che esse vengono assemblate semplicemente ad incastro, senza l’ausilio di viti o colla. Non voglio anticiparvi nient’altro di lui e del suo progetto; buona lettura, quindi, alla scoperta di questo originale marchio!

PAPERMOOD


    Come sei arrivato su DaWanda e che cosa ti aspetti da questa piattaforma?
Ho conosciuto DaWanda mentre sfogliavo la rivista Wired, e devo dire che ne sono rimasto affascinato. La sera stessa avevo aperto il negozio Papermood. Mi piacerebbe che in futuro si andasse a lavorare sulla specificità territoriale, offrendo all’interno del portale una sezione dedicata alla tipicità del prodotto realizzato in Italia (ovviamente da declinare negli altri marketplaces europei).

    Come hai scoperto la tua vena creativa e chi utilizzi come modello nel campo del design?
Nel corso degli anni ho capito di essere affascinato dalla matrice artistica nell’ambito industriale. Mi stimola trasferire concetti espressivi all’interno di una produzione seriale. Ci sono diversi designers che ammiro: ho avuto il piacere di conoscere Oki Sato del gruppo Nendo, e devo dire che mi affascina la delicatezza e l’ironia che riesce sempre ad inserire all’interno dei suoi progetti con pochi semplici gesti. In generale apprezzo espressioni apparentemente minimali, ma in realtà con un alto contenuto in termini di capacità di sintesi del progetto. Potrei citare i fantastici Bouroullec.

    Dove trovi l’ispirazione per i tuoi prodotti?
Le ispirazioni sono di diverso tipo; in primis sono attratto dall’aspetto materico del cartone avana naturale, dalle possibilità espressive che mi rimandano all’arte giapponese dell’origami. C’è anche un qualcosa che mi riporta alle classiche costruzioni in mattoncini colorati con cui tanto giocavo da bambino. In fondo il processo è molto simile, dal momento che gli oggetti si assemblano ad incastro, senza l’ausilio di colle o viti. Un altro aspetto che mi piace particolarmente è la velocità con cui è possibile vedere realizzata la propria idea. Il processo di trasferimento dell’idea dalla carta al reale è davvero rapido. Credo che il cartone possa offrire molte possibilità, come insegnano architetti del calibro di Shigeru Ban. Io mi “limito” a giocare.

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    Descrivi brevemente il processo del tuo lavoro creativo.
Prima c’è la fase passeggio, in cui mi obbligo a pensare senza fissare su carta le idee. Successivamente trasferisco pochi segni sulla carta, in modo da lasciare decantare i concetti grezzi per un po’ di tempo. Dopodiché passo alla fase di selezione concetti e “messa in bella” dell’idea.

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    Come descriveresti il tuo stile e che cosa lo caratterizza?
Se di stile si può parlare spero che sia riconoscibile nella semplicità del gesto, abbinata all’aspetto espressivo. Che sia cartone, legno o metallo mi pongo come obiettivo quello di dare una emozione, sfruttando le possibilità offerte dalle tecnologie di lavorazione.

    Elenca tre prodotti che meglio rappresentano il tuo negozio.
1. Lampada in cartone ignifugo
Credo che questo sia uno degli oggetti della collezione che meglio rappresentano la possibilità di ottenere una forma tridimensionale partendo dalla bidimensionalità delle lastre in cartone.

2. Orologio in cartone alveolare “Roman”
In questo caso mi piace la citazione del classico, interpretato con un materiale non usuale come il cartone, e con un’estetica contemporanea.

3. Lampada in cartone “Kyoto”
Questa lampada sfrutta la possibilità di stampa digitale di un pattern decorativo, aggiungendo particolarità all’oggetto.

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    Come vedi il tuo futuro come designer/creativo?
In dieci anni di attività c’è stata una evoluzione della mia professione. Credo che oggi sia un peccato per un designer limitarsi a disegnare oggetti, è molto più divertente pensare al progetto a 360 gradi. Chiaramente questo implica un maggior sacrificio in termini di tempo, ma oggi abbiamo possibilità (e DaWanda ne è la testimonianza) di vedere in tempi piuttosto rapidi la reazione della gente alla nostra idea. Credo quindi che il mio sforzo in futuro andrà sempre più in questa direzione.

    Se dico DaWanda dici?
Per quanto mi riguarda, come Papermood, direi tecnoartigianato nel mondo, che non è poco.


Per concludere ringraziamo quindi il “tecno-artigiano” Davide per essersi prestato alla nostra intervista col venditore e per condividere con noi le sue straordinarie creazioni. Vi aspettiamo come sempre qui sul blog per conoscere meglio il prossimo designer. Chi sarà?

Articolo di: Stefano Mandola

scritto il: 18.02.2013 - 18:40.

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